martedì, 20 novembre 2007
E siamo rimasti lì, così, abbracciati stretti l'uno all'altra, con le guance umide di lacrime.
Tutta l'amarezza, ma soprattutto tutta la paura, la tremenda paura, sono pian piano scivolate via insieme a quelle goccioline.
E' tanto facile rintanarsi in un cantuccio e piangersi addosso.
Piangere così davanti alla persona che si ama secondo me è un ulteriore atto d'amore. Come fai altrimenti a esporre la tua fragilità in quel modo, a metterti intimamente a nudo, se non proprio con quella persona a cui ti sei affidata pienamente?
Non puoi..
E poi il silenzio, quella lucina soffusa in cucina, il tempo che sembrava immobile.
Quegli occhi ancora umidi e rossi, i miei che mi bruciavano sorridendo allo stesso tempo.
"L'amore della mia vita".
Quelle mani così piacevolmente calde sulla mia schiena...
( Mercoledì, 21 NOVEMBRE 2007 )
Momo989
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23:35
Un tappeto magico
Un Panda sulla Luna
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giovedì, 15 novembre 2007
Accipicchia, questo sì che è stato un pomeriggio intenso! Un po' accasciata lungo il corridoio e per la maggiorparte del tempo addormentata sul divano tra le pagine di un libro. E più i minuti passavano più il mal di testa, il caldo, e la nausea aumentavano.
Succede quando ci si alza alle 3.30 per due giorni di seguito.
O almeno, io penso sia per questo.
Non sono incinta e la mia salute non sta per collassare. Quella fisica di sicuro, forse su quella mentale effettivamente qualche dubbio dovrei averlo.
La scuola..eh..la scuola è tutta un'incognita se devo essere sincera.
Quest'anno sono rappresentante di classe, e mi sento sicuramente chiamata maggiormente in causa rispetto agli altri anni, e soprattutto mi sento più d'aiuto alla classe, e perché no, anche a me stessa, perché coi professori ho un rapporto ancora più ravvicinato, ancora più di fiducia.
Poi guardo indietro, penso ai mesi che sono ormai passati, e mi sembra di riuscire a respirare un pochino.
E poi guardo avanti, ed ecco il terribile e infingardo oblio più nero e profondo. La maturità non mi spaventa ancora, quello a cui penso ora è il fatto che tutto d'un tratto mi sono veramente di stufata di stare in quel liceo. O meglio, non tanto nel mio liceo, ma alle superiori in generale.
C'è la voglia di pensare a un futuro concreto, c'è davvero la voglia di impegnarmi in quel qualcosa che si spera darà la giusta sfumatura alla mia "vita prossima".
Quando sto le ore su materie che non mi interessano mi sembra solo di buttare via il mio tempo. Sì vabè, quando arriva un bel voto, o comunque quello sperato dalla propria preparazione, è comunque una soddisfazione, ma sinceramente preferirei impegnare le mie energie in qualcosa di più mirato.
Non ho tempo di leggere niente, non ho più tempo neanche di scrivere.
Per adesso non è che le lezioni siano cambiate poi tanto rispetto all'anno scorso, eppure sto studiando il doppio.
La professoressa di arte, che fino a poco fa ci faceva tanto ridere, ora si è rivelata il primo duro scoglio da superare. Così oggi ci siamo armate di coraggio e facce di tolla e abbiamo esposto il problema alla professoressa di italiano, nostra coordinatrice.
Non so proprio che dire di certi professori che riescono a ottenere cattedre addirittura nei licei. E non parlo solo del classico, anche dello scientifico, perché ci sono certi elementi di matematica (una sperimentata in prima persona in IV ginnasio) che ti fanno veramente pensare "ecco lo sapevo, era meglio se andavo all'alberghiero e imparavo a cucinare o a dirigere un albergo".
E l'immaturità delle mie compagne è veramente allarmante. Arrivata in quinta non puoi saltare settimane di verifiche e interrogazioni programmate, a soli due mesi dall'inizio della scuola. Ma..è inconcepibile davvero porca miseria, a fine maggio cosa fai, ti spari un colpo in testa?
E più vado avanti a scrivere queste righe senza senso più mi accorgo che a volte so essere una lagna pazzesca, e che farei fatica a sopportarmi.. :/
Ma ciò che è peggio, mi rendo conto del fatto che in questo periodo scrivo malissimo. Frasi impersonali, periodi contorti. Quel clima tanto spigliato e spontaneo che con tanta fatica ero riuscita a costruire se ne sta pian piano svanendo. E penso proprio sia dovuto anche al fatto che fuori dai libri di testo leggo sì e no una decina di pagine al giorno.
Una tragedia (per me..).
Una delle poche cose che girano per il verso giusto sono le guide. Paolo, il mio istruttore, è etichettato da tutti come uno stronzo che altro non fa se non urlarti dietro. Bè, si vede che la mia faccia gli va a genio perché quando è con me ride e parla di vacanze e dei tempi andati della sua adolescenza, senza contare poi le prove di alta abilità ed espressività canore che elargisce con tanta spontaneità ogni volta!
Di tutte queste cose mi lamenterei a ruota libera con la mia fidata stampella, ma in sua assenza ho trovato come consolazione la mia povera tastiera (che sono sicura mi sta maledicendo da diversi minuti ormai).
Massì, penso di potermi anche fermare qui.
Gli esercizi di inglese stanno cominciando a tamburellare le dita sulla mia scrivania spazientiti per la prolungata attesa. Non vorrei alzassero i tacchi e mi lasciassero qui da sola!
Okay, me ne vado sul serio adesso.
Non una parola di più, promesso.
(Vabè, solo per far notare la rima finale, visto che mi è uscita spontanea..)
Momo989
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20:17
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lunedì, 12 novembre 2007
"Gli orari della vita dovrebbero prevedere un momento, un momento preciso della giornata, in cui ci si potrebbe impietosire sulla propria sorte. Un momento specifico. Un momento che non sia occupato né dal lavoro, né dal mangiare, né dalla digestione, un momento perfettamente libero, una spiaggia deserta in cui si potrebbe starsene tranquilli a misurare l'ampiezza del disastro. Con queste misure davanti agli occhi, la giornata sarebbe migliore, l'illusione bandita, il paesaggio chiaramente delineato. Ma se si pensa alla propria sventura tra due forchettate, con l'orizzonte ostruito dall'imminente ripresa del lavoro, si prendono delle cantonate, si valuta male, ci si immagina messi peggio di come si sta."
("Il paradiso degli Orchi", Daniel Pennac)
Abbiamo tutti dei momenti di lucidità, chi più chi meno.
E in tutti noi questi momenti di lucidità, più o meno sporadici come dicevo, si manifestano in particolari condizioni psicologiche, e perché no, anche fisiche.
Qualcuno ha voluto che in me capitassero soprattutto quando piango e quando sono, uhm, diciamo in stretta intimità. (Quindi capite quanto sia difficile per me studiare e concentrarmi se mi è possibile quasi sempre in quei due casi!)
C'è un'affermazione che mi ha fatto un po' riflettere..
"Hai il pianto facile."
No, io non penso che il problema sia quello di avere il pianto facile, in certe situazioni mi sento fredda come un cubetto di ghiaccio se mai!
No.. Il fatto è che non è facile piangere, non è semplice neanche per sogno. Specie poi se ciò che ci spinge a piangere è qualcosa o qualcuno a cui abbiamo donato con un sorriso il nostro cuore.
(Sappiate che sto già divagando perché non è di questo che volevo parlare..)
Comunque sia, non mi va poi tanto di scrivere..
Però volevo almeno postare il testo della canzone che oggi mi ha regalato un piccolo ma intenso momento di lucidità.
That's life, that's what all the people say / You're riding high in April. / Shot down in May / But I know I'm gonna change that tune, / When I'm back on top, back on top in June / I said that's life, and as funny as it may seem / Some people get their kicks, / Stompin' on your dreams / But I don't let it, let it get me down. / 'Cause this fine ol' world, it keeps spinning around / I've been a puppet, a pauper, a pirate / A poet, a pawn and a king / I've been up and down and over and out / But I know one thing / Each time I found myself, flat on my face / I pick myself un and get back in the race / That's life / I can't deny it / I thought of quitting baby / But my heart just ain't gonna buy it / And if I didn't think it was worth one single try / I'd jump right on a big bird and then I'd fly / I've been a puppet, a pauper, a pirate / A poet, a pawn and a king / I've been up and down and over and out / But I know one thing / Each time I found myself, flat on my face / I pick myself un and get back in the race / That's life / That's life and I can't deny it / Many times I thought of cutting you / But my heart won't buy it / But if there's nothing shakin' come this here July / I'm gonna roll, I'm gonna roll myself up in a big ball and die / My, my / Don't let them keep you down / That's life, that's life, that's life
("That's life", Michael Bublé)
Momo989
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20:22
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mercoledì, 07 novembre 2007
Ieri sera, come tutte le sere, stavo facendo il giro della casa per chiudere le persiane.
Come tutte le volte, ero in ritardo, perché adesso che fa buio presto le dovrei chiudere molto prima di quando sto aspettando che bolla l'acqua per la cena, ma chi ce l'ha il tempo prima delle sette?
Io no..
Il balcone della camera dei miei genitori, non che ci sia un perché o un motivo ben preciso, rimane sempre l'ultimo che chiudo.
Ieri sera ero nervosa, frustrata, e anche abbastanza incazzata. Abbastanza da non sentire altro se non queste tre fastidiosissime sensazioni. Non sentivo nemmeno il freddo, perché sono stata fuori su quel balcone per un quarto d'ora buona, con indosso un semplice maglioncino.
C'era molto vento, lasciavo che i miei capelli si divertissero un po' con lui, e io intanto avevo lo sguardo perso nel vuoto, fra tutte le foglie gialle che creando una sorta di fiume fluttuante e sospeso andavano a colorare ancora di più il viale alberato illuminato dai lampioni rotondi e gialli.
Mi sono resa conto che mentre il viale, in ogni stagione, ma soprattutto in estate e in autunno, appare frizzante e pieno di vita, la via sotto il balcone è spenta, fredda, grigia.
Esiste soltanto una persona che col suo arrivo riesce a farmi dimenticare tutto tranne che quella strada così impersonale. Insieme allora riusciamo a far sembrare quella vietta un'immenso viale fiorito e profumato!
Ma quando così non è, io mi sento esattamente come quella stradina: smarrita.
Per fortuna mi basta sentire la sua voce, o leggere un suo messaggio, per capire che ormai, da più di due mesi, mi è impossibile sentirmi completamente abbandonata.
Mi sento la ragazza più fortunata del mondo, perché posso guardare un arcobaleno ogni volta che lo desidero, posso sedermi a mangiucchiare pesche e albicocche anche a gennaio, posso sentire la sabbia calda in ogni momento..
Da più di due mesi ho capito che i sogni possono diventare realtà, e mai come sabato 3 novembre ho sentito questa come una delle poche certezze che ho nella mia vita.
Momo989
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14:17
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